Signori si nasce

LE MIE NOZZE

Un GIORNO SPECIALE, una settimana dopo.
È stata bella la presenza (non solo materiale) della gente, la gioia sincera altrui nel partecipare alla nostra, è stato bello sentirsi dire che è stato un onore prendere parte al nostro “giorno speciale”, è stato bello commuoversi ripetutamente, è stato bello il mio imbarazzo ogni volta che la guardavo e la abbracciavo. È stato bello il suo ballo con il suo papá, è stato bello ringraziare chi fa parte della mia vita anche da lontano. È stato bello che tante persone fossero lì, non per una qualche forma di dovere, ma per il mero e vero piacere di prendere parte alla nostra festa. È stato bello arrossire, non aver paura di ballare in modo goffo, è stato bello non dormire la notte prima, è stato bello, in un certo senso, accorgersi al momento di indossare l’abito, al mattino, di aver dimenticato la camicia in sartoria, è stato bello vedersi circondati da lacrime di gioia, giungere in chiesa pieno di tensione e trovare gli amici sul sagrato ad accogliermi e a supportarmi, è stato bello vedere la gente arrivare, e stato bello ascoltare il violino che annunciava l’ingresso della sposa, attenderla ai piedi dell’altare, avere accanto, accanto veramente, familiari e amici, è stato bello scambiarsi gli anelli in modo un po’ impacciato, percepire la lietezza degli invitati per la nostra felicità, uscire mano nella mano, è stato bello il riso nei capelli, il volo dei palloncini bianchi e blu, fare le foto in campagna e sul mare, è stato bello cogliere le emozioni pure di chi ha fatto tanta strada pur di non mancare al nostro “giorno”, è stato bello sentire la tensione scemare a poco a poco, vedere la felicità spontanea negli occhi degli invitati, è stato bello girare per i tavoli e non avere tempo di mangiare, sono stati belli i sorrisi, i baci, gli abbracci, i messaggi speciali che abbiamo ricevuto, è stato bello ogni brindisi, è stato bello sentire un po’ freddo, è stata bella la poesia della zia, sono state belle le parole del parroco, le musiche durante la messa, le parole e le canzoni che ci hanno dedicato e accompagnato durante il ricevimento, è stato bello provare ansia, gioia immensa, stanchezza, distensione, felicità smisurata. È stato bello ritrovare gli amici di sempre, leggere i messaggi entusiasti e sinceri del giorno dopo, è stato bello il prima, il durante, il dopo … è stato bello tutto, tutto, tutto … è stato un giorno STUPENDO!

SU UN TRENO

Su un treno (in ritardo) 4 adulti, seduti 2 di fronte agli altri, fanno un gran baccano giocando a carte e fregandosene degli altri. Dietro di loro una signora racconta da piú di un’ora a voce alta svariati (e noiosi) aneddoti della sua esistenza alla donna seduta di fronte a lei che, a sua volta, replica fragorosamente narrando le sue (noiose) vicende, senza quasi mai riprendere fiato. Accanto alla prima signora sta un uomo che parla al telefono di “massimi sistemi” (?!) e, ogni tanto, muovendosi incautamente, dà calci al suo dirimpettaio ormai esasperato da tutti quegli esempi di “civiltà”. Ah, quel dirimpettaio sono io.

DIRITTO ALLA DIGNITÀ

La speculazione dei politicanti, la noncuranza delle istituzioni, il qualunquismo dei populisti, l’ingerenza della religione, la spettacolarizzazione dei media, l’immobilismo dei poteri, la memoria corta di tutti noi … ed ecco l’oltraggio al diritto alla dignità.

FINALE DI FESTIVAL

​Stasera in finale al festival le seguenti canzoni:

– Il mio bando suona il rock (di Trump, Abramo Lincoln)

– Tutti i miei sbagli (di Raggi, Peppe Vessicchio)

– Insieme a Tre non ci sto più (un cliente deluso che vuole passare a Tim)

– Prendi questa felpa, zingaro (uno statista)

– Ciaone, amore, ciaone (un altro statista)

– Ritornerò (Matteo&Silvio)

– Spunta la luna dal monte dei Paschi (AAVV)

– Un’assicurazione per te, non te l’aspettavi eh? (di Romeo, Giulietta, William)

– F24 mila baci (un contribuente)

– Io che non vivo senza Tex (un appassionato lettore di fumetti)

– Nun te tagg più (un amico di facebook rimproverato)

– Io che amazon solo te (un’accanita acquirente online)

– Lo Stato sta finendo (un ottimista)

Non è il momento delle solite polemiche, dei soliti sciacalli, dei soliti diti puntati. È il momento di donare, di rispettare o, almeno, di tacere.

BUONI PROPOSITI PER IL NUOVO ANNO

– Non fare più gestacci al volante che non sai mai chi ti capita

– Smettere di credere che certe persone possano cambiare

– Vincere la lotteria Italia (va bene anche il 2° premio)

– Ricordare più spesso le password

– Ricordare più spesso dove ho annotato le password

– Non arrabbiarmi quando usciremo dalla Champions

– Evitare di mettere di nuovo per sbaglio il sale nel caffè

– Non scrivere post con i buoni propositi

– Organizzare eventi e fare un bel viaggio

– Guardare più spesso il bicchiere di vino mezzo pieno

– Cambiare le pile anziché sbattere il telecomando

– Fregarsene delle persone che si allontanano

– Tenersi strette quelle vicine

– Finire quella cosa che sto facendo

– Usare di più la bicicletta

– Usare di più il Garamond 12

– Prendere meno granchi e mangiare più foglie

– Rileggere quel libro da cui è stato tratto quel film di quel regista

– Saperne di più

BUO*N*ATALE

Per la seconda volta non sarai seduto a capotavola a controllare che tutti abbiano il proprio cibo e a borbottare bonariamente che non volevi nessun regalo. Ma da qualche parte ci starai guardando. Auguri a tutti!

FINALMENTE IL QUATTRO DICEMBRE

E così, finalmente, questa fatidica domenica 4 dicembre è quasi arrivata. Non se ne può quasi più. Ormai non sento parlare d’altro, per strada, al bar, al supermercato, alla radio la mattina, sui giornali. Questa lunga attesa ha monopolizzato l’attenzione di gran parte dell’opinione pubblica, ha dato vita a dibattiti accesi, a confronti più pacati, a punti di vista di ogni tipo, di esperti e di meno esperti. Le previsioni sono incerte, cambiano ogni giorno, sembra esserci molto equilibrio; la posta in gioco è alta, lo scontro potrebbe finire in qualsiasi modo e dopo le cose potrebbero non essere più come prima. C’è chi dice che vincerà uno schieramento, chi dice che vincerà l’altro. Domenica sera finalmente sapremo chi avrà avuto la meglio e, come sempre, ci sarà chi festeggerà e chi vedrà festeggiare. E poi ancora tutta la prossima settimana non sentirò parlare d’altro, per strada, al bar, al supermercato, alla radio la mattina, sui giornali. Maledetto derby Lazio-Roma.

QUATTRO LUSTRI FA

Quella mattina di fine novembre saltai la lezione all’Università per vedere la partita in un bar del centro. Ordinai una consumazione non consumata per la tensione. Ad ogni gol sbagliato da Boksic (furono tanti) l’urlo rimaneva strozzato in gola. La palla non ne voleva sapere di entrare e il tempo passava. Bonano, il loro portiere, le prendeva tutte, anche grazie a Boksic, che faceva tutto bene tranne la conclusione. Nel finale quando Ortega ha preso la traversa a Peruzzi battuto ho consumato un po’ della mia consumazione non per la sete ma per riprendere fiato. Poi, a una decina di minuti dal termine, ci fu quel corner dalla sinistra, poi quella deviazione di testa con la palla che arrivò ad Alessandro. Era un po’ defilato e un po’ di spalle rispetto alla porta di Bonano. Nel tempo in cui provai a sperare in un suo guizzo vincente, lui aveva già addomesticato la sfera, se l’era portata sul destro roteando su di sé e l’aveva infilata nell’angolo alto alla sinistra di Bonano che intanto aveva raccolto il pallone nella rete e lo stava portando di corsa verso il centrocampo, mentre il 22enne Alessandro correva e gridava con la maglietta tutta in disordine prima di essere travolto dai compagni. Nel caos festoso che avvolse il bar non ho mai saputo che fine abbia fatto la mia consumazione, né mi interessò. Poi Peruzzi chiuse la saracinesca, sentimmo tre fischi e salimmo sul tetto del mondo.

IL BIMBO E I DUE GIOCATTOLI

C’era un bambino al mercatino dell’usato vicino casa dove ogni tanto vado a cercare vecchie edizioni di vecchi libri, o film introvabili altrove. C’era quel bambino che stava con il suo papà nel reparto dei giocattoli (usati). Ce n’erano tanti, di giocattoli, tutti con le confezioni un po’ sgualcite o un po’ scolorite. Erano belli il bambino e il suo papà. Il bambino era indeciso tra due giocattoli, li teneva uno in una mano, uno nell’altra, e li osservava nelle loro scatole un po’ sgualcite e un po’ scolorite. Poi ha scelto quello nella mano sinistra. Mentre riponeva l’altro, il suo papà, dopo un attimo di esitazione, come se avesse dovuto far due conti tra sé e sé, ha detto “Questa volta li prendiamo tutti e due!”. Il bambino sembrava sorpreso, quasi colpevolmente sorpreso; ha chiesto timidamente al suo papà se bastassero i soldi per prendere tutti e due i giocattoli e il papà,  accarezzandolo sulla testa, gli ha fatto cenno di sì e il bambino lo ha abbracciato. E li volevo abbracciare anch’io.